Cibo
Cookie Pangea
Oggi ho passato la giornata a pescare in attesa di entrare in raid (sto parlando di World Of Wacraft non spaventatevi), verso le 18 presa da una noia incontenibile ho deciso di fare dei biscotti (art attack!).
Approfittando di una scatola di composto per chocolate chips cookies, comprata da mia madre per errore settimana scorsa, ho cominciato a impastare allegramente seguendo le istruzioni e li ho infornati.
Dopo 10 minuti torno a controllarli e.. CATASTROPHIC FAILURE!!!
I miei biscotti si erano uniti a formare un unico e terribile biscottone grosso come tutta la teglia (rinominato appunto: Pangea), come è potuto accadeeeeeereee?
Al momento sono rimasta shockata ma quando ho spiegato alla mamma l’accaduto ho cominciato a ridere e non ho più smesso
Beh, buona era buona, era anche già divisa in comodi settori da spezzare.. cosa vogliamo di più? Rofl.
Ringrazio Arle per il bellissimo nome che ha appioppato alla mia creazione
calza alla perfezione.
P&E: Daifuku
Per l’ormai seguitissima rubrica Pasticci ed Esperimenti ecco a voi i daifuku!
*applausi*
I daifuku sono dei dolci giapponesi fatti di mochi (farina di riso glutinoso, zucchero e acqua) e possono essere riempiti con diversi ingredienti. Il ripieno più comune dei daifuku è l’onnipresente (e adorata) anko.
Il mio adorato cane Francis sul canale di Youtube Cooking with Dog ha messo a disposizione la video ricetta degli ichigo daifuku, daifuku ripieni di fragola e anko.
Armata quindi di farina di riso glutinoso e anko fatta in casa ho provato a fare i daifuku con le mie mani
Farli è stato molto divertente, ho già preparato l’anko in casa un paio di volte quindi non è stato un problema procurarmela, il problema maggiore è stato trovare un modo per cuocere al vapore l’impasto del mochi nella microvaporiera (mai usata prima di oggi) che avevamo in casa. Una volta cotto con un po’ d’ingegno il dramma è stato gestirlo, il mochi è estremamente appiccicoso e va lavorato quando è ancora bollente altrimenti perde la sua elasticità e diventa difficilissimo chiudere l’anko nel daifuku (ne so qualcosa).
Dopo una serie di ustioni, parolacce e prodezze acrobatiche sono riuscita a finirli 
Scherzi a parte il mochi è davvero qualcosa di fantastico da maneggiare quando è caldo, non penso di aver mai avuto qualcosa con quella consistenza tra le mani, avrei voluto lanciarlo contro il muro in una nuvola di farina
Beh, dopo tutto questo ciarlare ecco qualche fotina
Il mochi è rimasto abbastanza morbido, quelli che ho mangiato confezionati erano un pelo più compatti e tenevano meglio la forma, magari sarebbe stato meglio cuocerlo più a lungo, chi lo sa 
Ad ogni modo sono venuti bene! Purtroppo non avevo a disposizione katakuriko da spargere sulla teglia e sui mochi quindi ho dovuto usare altra farina di riso (senza si sarebbe inesorabilmente appiccicato a qualunque cosa) e questo forse ha modificato un po’ il sapore finale. Mi pare di averla intravista al Kathay, al prossimo giro la prenderò di sicuro 
..e adesso me ne mangio uno con una tazza di tè
Green tea: istruzioni per l’uso
Il mio primo incontro con il vero tè verde è avvenuto durante la fiera dell’artigianato 2008 a Milano. Prima di allora il tè verde nel mio mondo non era altro che l’intruglio delle bustine Twinings o al massimo le teierine di tè non bene identificato che ti propinano nei ristoranti cino-giapponesi.
Durante la fiera ci imbattemmo nello stand di www.ilmondodelte.it dove finalmente comprai la mia prima busta di sencha e la mia prima teierina allo stand del Kathay poco distante.

Green Tea - Yahoo.com
Finito il sencha ho provato con un tè verde cinese generico, assolutamente arancione e con un sapore di mandorla piacevole all’inizio ma orrendamente amaro una volta raffreddatosi anche solo un pelino.
Da lì ho tentato di guardarmi un po’ attorno cercando altre varietà meno amare, il primo e ultimo fu il Gunpowder Twinings, tè dal sapore fastidioso che a parer mio si avvicina molto alla cenere di sigaretta
Qualche giorno fa approfittando di un raduno sono tornata al Kathay di Milano e ho finalmente ricomprato l’amato sencha, poco dopo aver messo piede in casa ho subito provato a farmene una tazza col solito metodo: 1 cucchiaino emmezzo di tè a tazza e acqua bollente sopra.
Era tanto amaro da essere imbevibile.
Affranta ho richiuso la busta e l’ho infognata nel mobile pensando che non l’avrei mai più toccata.
Questa sera erosa dalla curiosità e dalla voglia di tè ho dato un occhiatina su google in cerca di consigli sui vari tipi di tè verde e magari rivenditori online.
Eureka.
Quasi per caso ho trovato una pagina che recita: “Le 10 maggiori ragioni per cui il tuo tè non è venuto verde”.
Leggendo quella pagina mi sono resa conto che probabilmente io il tè verde come si deve non l’ho mai bevuto.
Riporto traducendo da http://www.o-cha.com/green-tea-faqs9.htm
Sullo stesso sito ho trovato una pagina che spiega il procedimento per fare il sencha come si deve, completo di PDF da scaricare.
- L’hai messo in infusione con acqua troppo calda. Se l’acqua è troppo calda diventerà amaro. Questo è probabilmente il più comune degli errori, e uno di quelli che influisce di più sul sapore. A seconda della varietà di tè verde, dovrebbe essere messo in infusione a 73-76°.
- Hai usato del tè vecchio. Il tè verde quando è ben confezionato può durare 6 mesi. Una volta aperto si ha più o meno 2-3 mesi per usarlo. Questo vale per il tè confezionato come si deve (sottovuoto ecc.) se il tè non è stato confezionato bene ed è stato esposto anche in minima parte all’aria probabilmente non è mai stato buono fin dall’inizio.
- Il tuo tè proviene da un raccolto tardivo. Non è un segreto: il tè migliore viene dai primi raccolti di fine Aprile - inizio Marzo. Ad ogni modo si può avere tutto l’anno.
- L’hai lasciato troppo in infusione. Dipende dalla varietà, ma in generale non si deve lasciare più di due minuti
- Hai usato troppo tè. Qui è dove si ha più libertà per correzioni. Anche qui dipende dalla varietà ma per il sencha normale è un cucchiaino ogni 250ml d’acqua.
- Non hai usato abbastanza tè, per il Gyokuro è necessario usare almeno il doppio del tè che si mette col sencha.
- Non hai usato acqua buona. Ti serve acqua buona.
- Hai usato un infusore a pallina o un filtro di carta. Il tè verde è compatto, una volta messo in infusione si espande davvero tanto e ha bisogno di molto spazio per aprirsi.
- Hai usato una teiera inglese da 2 litri. Se davvero sai cosa stai facendo è possibile usare una teiera occidentale per fare il tè verde, sarebbe meglio usare una fatta apposta.
- Stai usando tè di qualità scadente. Anche in Giappone la qualità del tè varia considerevolmente di tipo in tipo. Solo perchè il tè viene dal Giappone non significa necessariamente che sia buono.
http://www.o-cha.com/brew.htm
Beh insomma, seguendo quelle indicazioni il tè mi è venuto molto buono. Leggero, molto più verde e piacevole.
Se riesco a capire quanto scaldare l’acqua senza farla bollire e poi raffreddare sono a cavallo
Segnalo anche questo articolo di About.com sui vari tipi di tè verde, molto carino per capire un po’ cosa sono tutti quei nomi: http://japanesefood.about.com/cs/drinksteas/a/greentea.htm
Zampe di gallina all’opera
Ecco un po’ di cosine uscite in seguito all’isterico agitarsi delle mie abilissime mani:
La prima è lei, la frigidelfa:
Purtroppo non è venuta bene come avrei voluto, mi rendo conto di avere dei limiti tremendi, probabilmente autoimposti, quando si tratta di colorare. Proverò e riproverò, ma dubito che otterrò risultati soddisfacenti a breve.
Approfitto per rinnovare gli auguri a Letizia anche se in ritardo, purtroppo il suo compleanno è capitato in un periodo poco felice
La seconda creazione invece è straordinariamente un.. bento!
Essì, dopo mesi che non ne toccavo uno ho dovuto rispondere ad un impellente art attack che mi intimava di creare con l’unico tristissimo ingrediente trovato nel frigo: una melanzana.
Questo è lo strabiliante risultato:
Il contenuto non è esorbitante, l’unica cosa che mi piace è il side dish 
Sopra abbiamo involtini di melanzana grigliata con sottiletta su un letto d’insalata dell’orto
un cup con della Jocca con due pomodori secchi attorno e fiorellino di sottiletta.
Sotto sinfonia di melanzane (
)
pomodori secchi e olive di Gaeta sul solito letto di insalata dell’orto con fiorellino di sottiletta.
Nel side dish cubetti di mela con cannella, sopra 2 coniglietti e un sasso-fiore sempre di mela
coniglietto di cioccolato con carotina che guarda il coniglio di mela con sguardo maniaco.
Il terzo prodigio non è altro che la famosa pseudo-torta di mele 
Eccola qui in tutto il suo splendore:
Mi è stata chiesta la ricetta in un paio di occasioni ma vi assicuro che l’ho fatta nel modo più basilare possibile arrangiandomi con quello che avevo in casa.
La riassumo molto brevemente:
150g di farina
150g di zucchero
1 uovo
3 cucchiaini di lievito
latte
2-3 meleMischiate l’uovo con 2/3 dello zucchero, aggiungere la farina poco a poco alternandola a un po’ di latte facendo attenzione a non far diventare il composto troppo liquido. Aggiungere il lievito e aggiungere le mele tagliate a fette sottili.
Versate il tutto in una tortiera o un contenitore adatto (se i bordi non si aprono usate carta da forno o imburrate per bene aggiungendo un po’ di pan grattato per non farla attaccare).
Infornate a 180° per 30min (potrebbe volerci di più, controllatela ogni tanto col solito metodo dello stecchino)
Tutto qui 
la prossima volta cercherò un contenitore più adatto ed eviterò la carta da forno, almeno non gli do quell’aspetto da torta “caduta per terra”
Domani sarà un altra giornata all’insegna degli esperimenti.
Questa volta si fanno i daifuku 
Li ho mangiati con Letizia dopo averli presi confezionati al Kathay, sono semplicemente.. fantastici!
Ho già i fagioli a bagno per fare l’anko, la farina per il mochi l’ho presa.. rimane solo da farli
Nel frattempo ho anche fritto del salmone nel tentativo di fare il nanban zuke di salmone come al ristorante, domani vedremo il risultato
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