Giappone
Auguri Italia, in tutti i sensi.
E’ qualche giorno che mi chiedo come si possa non sentirsi stupidi nel trovarsi davanti alla tastiera a blaterare come pazzi contro l’uso dell’energia nucleare in Italia, lanciando slogan qui e là, solamente nel momento in cui ci arrivano notizie di problemi causati da malfunzionamenti degli impianti di sicurezza in centrali dall’altra parte del mondo.
Problemi, inoltre, verificatisi in una tra le 55 centrali sparse su tutto il territorio giapponese, non in una giornata di sole come un’altra, ma in seguito al terremoto più devastante che quelle terre abbiano mai vissuto negli ultimi 140 anni e che in un’ora è riuscito a sconvolgere del tutto la loro economia (terza potenza economica al mondo dopo USA e Cina) portando più di 10.000 morti e dispersi (l’11 settembre 2001 sono morte 2,977 innocenti) ad uno dei popoli più civilizzati e civili del pianeta.
E noi? Cosa facciamo? In cosa impieghiamo le nostre energie nel momento in cui il Giappone soffre, ha paura e ha bisogno di aiuto?
Gli slogan contro il nucleare in Italia!
Sinceramente: siamo penosi.
Basta questo per dimostrare al mondo e a noi stessi quanto non siamo degni di armeggiare con l’energia nucleare, non è che non la vogliamo avere, non la dobbiamo avere. Troppo comodo tirare in ballo la mafia e i governi incompetenti.
Gli italiani al loro 150esimo compleanno sono pecore spaventate che si nascondono una dietro l’altra mostrando interesse solo nel momento in cui vengono aizzate dal cane pastore che le porta dove vuole mordendogli le chiappe, tante pecorelle che senza stimoli seguono cieche il branco con gli occhi fissi sull’erbetta golosa e ogni tanto sul culo della pecora che gli sta davanti.
Nel frattempo…
Oasi Giapponese
Eccomi qua, dopo mesi, a parlare di un altro ristorante giapponese che merita attenzione.
Questa volta si tratta dell’Oasi Giapponese a Milano, un ristorante molto molto piccolo nei pressi della fermata Primaticcio della MM1.
Ci tengo a precisare che il ristorante è gestito da giapponesi, non cinesi, e si vede immediatamente sia dall’arredamento che dai mobili pieni di manga che si possono trovare in giro per il locale. Come scritto sul loro sito (un po’ penosello in verità) hanno cominciato come negozio specializzato in wagashi e bento da asporto. Da circa 3 anni sono riusciti a ricavare una piccola sala da circa 30 posti e sono diventati anche ristorante, un buon ristorante! 
L’ambiente è familiare, la sala è piccolina ma ben decorata (il bagno è enorme in compenso ed è pieno di quadri colorati, cose profumate e piante)
Il menu è piuttosto vario, si va dal sushi, ai vari tipi di pasta, donburi, piatti alla piastra, insalate e anche piatti più particolari come tempura, okonomiyaki e takoyaki.
Erano mesi che volevo andarci e settimana scorsa, spinta da una irrefrenabile voglia di provare il ramen, ho cercato ristoranti che lo facessero a Milano scoprendo con piacere che l’Oasi era uno di questi. Quindi ho prenotato al volo (è consigliabile prenotare sempre, viste le dimensioni della sala è difficile trovare posto) e siamo andati, gioiosi come se stessimo per fare un viaggio a Disneyland
Ecco cos’abbiamo preso (le foto sono terribilmente scarse me ne rendo conto, purtroppo con poca luce non ho potuto fare molto di meglio)
Per anni ho ammirato i protagonisti di manga, anime e videogiochi sbafarsi queste grandiose ciotole di ramen piene di ogni ben di dio. Beh, era ora che finalmente potessi mangiarlo anch’io.
Questo in particolare è shoyu ramen, ovvero ramen alla salsa di soia (shoyu, appunto). Il brodino è buono e saporito e le fettine di carne di maiale erano da estasi. L’unica cosa che un po’ mi ha deluso è che non mettono molti “topping”, insomma verdure, uova, narutomaki, alga nori ecc. ma solamente germogli di soia, fettine di maiale e cipollotto.
La ciotola è davvero grande e contiene molto brodo e molta pasta, con qualche aggiuntina secondo me sarebbe da goduria assoluta. Eccoli qui! I famosi takoyaki, l’anima di ogni festa

Si vedono spesso venduti ai matsuri e festival giapponesi di ogni sorta, anche loro sono sempre stati un sogno per me (non avendo la piastra non ho neppure mai fatto esperimenti casalinghi). I takoyaki sono palline di pastella (contenente tanti altri ingredienti) con al centro un pezzo di polipo (tako, appunto). Sono serviti tiepidi coperti con scaglie di tonno secco e salsa tonkatsu (che adoro) con a parte un po’ di brodino in cui pucciarli. Eh, anche questo era qualcosa che volevamo provare da tanto tempo. Sono uramaki coperti di toro, ovvero il filetto pregiato del tonno (ventresca). Il toro è differente dalla carne di tonno comune perchè è grassissima e si scioglie in bocca, è considerata una prelibatezza e in effetti è proprio goduriosa da mangiare

Questa fissa per l’otoro ci è venuta a causa dei deliri di Onizuka in GTO sulla ventresca, chissà quanta gente se la sogna di notte da anni a causa sua
Ed eccoci arrivati ai dolci. Da bravi porcelli abbiamo ordinato tutto quello che volevamo provare senza alcuna vergogna
Nella foto, dall’alto, si vedono taiyaki, kinako-daifuku, dorayaki e daifuku bianco.
Il taiyaki è un dolce a forma di pesce e ripieno di anko, ovvero marmellata di azuki rossi. E’ fatto con una piastra fatta apposta a forma di pesce ed è davvero buono, soprattutto per chi come me metterebbe l’anko dappertutto 
I taiyaki li ho scoperti la prima volta guardando un filmato di Sambakza che, nonostante sia vecchiotto, ha ancora il suo perchè
Ovunque si vedono chiamare i dorayaki come “i dolci di Doraemon”. Sinceramente l’ho sempre odiato e non avendolo mai guardato nè da piccola nè ora non ho mai notato quanti ne divorasse nella serie 
In sostanza i dorayaki sono dei pancake ripieni di anko. Sono molto semplici da fare e sono anche altrettanto favolosi. E’ sicuramente il dolce che mi è piaciuto di più tra quelli che abbiamo preso, i loro sono tiepidi, soffici e perfetti
I daifuku sono dei dolcini di mochi ripieni di anko (si, la mettono ovunque e può solo farmi piacere!). Sono soffici e delicati. Esistono di diverse varianti e possono avere tanti tipi di ripieni diversi come anko, gelato o anche frutta. Questa è la versione “bianca” ovvero quella base, più comune.
Un altro daifuku, questa volta ricoperto di kinako, ovvero farina di soia tostata. E’ più saporita rispetto alla katakuriko che si usa sui mochi “bianchi” e la preferisco
Insomma, ci torneremo di sicuro 
Siamo stati molto contenti e i prezzi non sono affatto esagerati (a patto che non vi facciate una cena intera a base di otoro :P)
e poi.. il tè verde è VERDE! Per me questo è già un buonissimo segno *maniaca*
Oasi Giapponese
Via Montecuccoli, 8 - Milano
(vicinissimo a Primaticcio, dove c’è la L’Oreal)
Tel 02/41540047
Il testimone: Tokyo Love
Ricordate quelle vecchie puntate di Turisti Per Caso in Giappone? Le ho riviste di recente anche se non in qualità ottima. Nonostante i due protagonisti mi siano sempre piaciuti, durante la visione sono stata spesso irritata dal loro modo di reagire alle stramberie (usanze) giapponesi. La sensazione è quella di uno sfottimento continuo particolarmente fastidioso anche se tendo a giustificare il tutto col fatto che si tratta di una trasmissione di 10 anni fa ormai.
Di recente invece ho scoperto il viaggio in Giappone del grandissimo Pif per conto della sua trasmissione “Il testimone” su MTV, nonostante a volte incontri cose davvero inconcepibili per un occidentale non le prende mai in giro, ma anzi, le vive con molta semplicità (almeno questo mostra alla telecamera!)
Va visto
Soprattutto se come me amate il Giappone alla follia
Ecco la puntata su Youtube divisa in 5 parti
(altrimenti è visibile divisa in 4 sul sito di MTV)
P&E: Daifuku
Per l’ormai seguitissima rubrica Pasticci ed Esperimenti ecco a voi i daifuku!
*applausi*
I daifuku sono dei dolci giapponesi fatti di mochi (farina di riso glutinoso, zucchero e acqua) e possono essere riempiti con diversi ingredienti. Il ripieno più comune dei daifuku è l’onnipresente (e adorata) anko.
Il mio adorato cane Francis sul canale di Youtube Cooking with Dog ha messo a disposizione la video ricetta degli ichigo daifuku, daifuku ripieni di fragola e anko.
Armata quindi di farina di riso glutinoso e anko fatta in casa ho provato a fare i daifuku con le mie mani
Farli è stato molto divertente, ho già preparato l’anko in casa un paio di volte quindi non è stato un problema procurarmela, il problema maggiore è stato trovare un modo per cuocere al vapore l’impasto del mochi nella microvaporiera (mai usata prima di oggi) che avevamo in casa. Una volta cotto con un po’ d’ingegno il dramma è stato gestirlo, il mochi è estremamente appiccicoso e va lavorato quando è ancora bollente altrimenti perde la sua elasticità e diventa difficilissimo chiudere l’anko nel daifuku (ne so qualcosa).
Dopo una serie di ustioni, parolacce e prodezze acrobatiche sono riuscita a finirli 
Scherzi a parte il mochi è davvero qualcosa di fantastico da maneggiare quando è caldo, non penso di aver mai avuto qualcosa con quella consistenza tra le mani, avrei voluto lanciarlo contro il muro in una nuvola di farina
Beh, dopo tutto questo ciarlare ecco qualche fotina
Il mochi è rimasto abbastanza morbido, quelli che ho mangiato confezionati erano un pelo più compatti e tenevano meglio la forma, magari sarebbe stato meglio cuocerlo più a lungo, chi lo sa 
Ad ogni modo sono venuti bene! Purtroppo non avevo a disposizione katakuriko da spargere sulla teglia e sui mochi quindi ho dovuto usare altra farina di riso (senza si sarebbe inesorabilmente appiccicato a qualunque cosa) e questo forse ha modificato un po’ il sapore finale. Mi pare di averla intravista al Kathay, al prossimo giro la prenderò di sicuro 
..e adesso me ne mangio uno con una tazza di tè
Recent Posts
- Mica male Microsoft @SkyDrive, design a parte.
- @guglielmoscilla che faccino da foca bastonata su quella copertina. E' ingannevole.
- #Youtube mi elimina un video di #Audiosurf e mi manda a scuola di copyright dagli Happy Tree Friends.













