Kathay
P&E: Daifuku
Per l’ormai seguitissima rubrica Pasticci ed Esperimenti ecco a voi i daifuku!
*applausi*
I daifuku sono dei dolci giapponesi fatti di mochi (farina di riso glutinoso, zucchero e acqua) e possono essere riempiti con diversi ingredienti. Il ripieno più comune dei daifuku è l’onnipresente (e adorata) anko.
Il mio adorato cane Francis sul canale di Youtube Cooking with Dog ha messo a disposizione la video ricetta degli ichigo daifuku, daifuku ripieni di fragola e anko.
Armata quindi di farina di riso glutinoso e anko fatta in casa ho provato a fare i daifuku con le mie mani
Farli è stato molto divertente, ho già preparato l’anko in casa un paio di volte quindi non è stato un problema procurarmela, il problema maggiore è stato trovare un modo per cuocere al vapore l’impasto del mochi nella microvaporiera (mai usata prima di oggi) che avevamo in casa. Una volta cotto con un po’ d’ingegno il dramma è stato gestirlo, il mochi è estremamente appiccicoso e va lavorato quando è ancora bollente altrimenti perde la sua elasticità e diventa difficilissimo chiudere l’anko nel daifuku (ne so qualcosa).
Dopo una serie di ustioni, parolacce e prodezze acrobatiche sono riuscita a finirli 
Scherzi a parte il mochi è davvero qualcosa di fantastico da maneggiare quando è caldo, non penso di aver mai avuto qualcosa con quella consistenza tra le mani, avrei voluto lanciarlo contro il muro in una nuvola di farina
Beh, dopo tutto questo ciarlare ecco qualche fotina
Il mochi è rimasto abbastanza morbido, quelli che ho mangiato confezionati erano un pelo più compatti e tenevano meglio la forma, magari sarebbe stato meglio cuocerlo più a lungo, chi lo sa 
Ad ogni modo sono venuti bene! Purtroppo non avevo a disposizione katakuriko da spargere sulla teglia e sui mochi quindi ho dovuto usare altra farina di riso (senza si sarebbe inesorabilmente appiccicato a qualunque cosa) e questo forse ha modificato un po’ il sapore finale. Mi pare di averla intravista al Kathay, al prossimo giro la prenderò di sicuro 
..e adesso me ne mangio uno con una tazza di tè
Green tea: istruzioni per l’uso
Il mio primo incontro con il vero tè verde è avvenuto durante la fiera dell’artigianato 2008 a Milano. Prima di allora il tè verde nel mio mondo non era altro che l’intruglio delle bustine Twinings o al massimo le teierine di tè non bene identificato che ti propinano nei ristoranti cino-giapponesi.
Durante la fiera ci imbattemmo nello stand di www.ilmondodelte.it dove finalmente comprai la mia prima busta di sencha e la mia prima teierina allo stand del Kathay poco distante.

Green Tea - Yahoo.com
Finito il sencha ho provato con un tè verde cinese generico, assolutamente arancione e con un sapore di mandorla piacevole all’inizio ma orrendamente amaro una volta raffreddatosi anche solo un pelino.
Da lì ho tentato di guardarmi un po’ attorno cercando altre varietà meno amare, il primo e ultimo fu il Gunpowder Twinings, tè dal sapore fastidioso che a parer mio si avvicina molto alla cenere di sigaretta
Qualche giorno fa approfittando di un raduno sono tornata al Kathay di Milano e ho finalmente ricomprato l’amato sencha, poco dopo aver messo piede in casa ho subito provato a farmene una tazza col solito metodo: 1 cucchiaino emmezzo di tè a tazza e acqua bollente sopra.
Era tanto amaro da essere imbevibile.
Affranta ho richiuso la busta e l’ho infognata nel mobile pensando che non l’avrei mai più toccata.
Questa sera erosa dalla curiosità e dalla voglia di tè ho dato un occhiatina su google in cerca di consigli sui vari tipi di tè verde e magari rivenditori online.
Eureka.
Quasi per caso ho trovato una pagina che recita: “Le 10 maggiori ragioni per cui il tuo tè non è venuto verde”.
Leggendo quella pagina mi sono resa conto che probabilmente io il tè verde come si deve non l’ho mai bevuto.
Riporto traducendo da http://www.o-cha.com/green-tea-faqs9.htm
Sullo stesso sito ho trovato una pagina che spiega il procedimento per fare il sencha come si deve, completo di PDF da scaricare.
- L’hai messo in infusione con acqua troppo calda. Se l’acqua è troppo calda diventerà amaro. Questo è probabilmente il più comune degli errori, e uno di quelli che influisce di più sul sapore. A seconda della varietà di tè verde, dovrebbe essere messo in infusione a 73-76°.
- Hai usato del tè vecchio. Il tè verde quando è ben confezionato può durare 6 mesi. Una volta aperto si ha più o meno 2-3 mesi per usarlo. Questo vale per il tè confezionato come si deve (sottovuoto ecc.) se il tè non è stato confezionato bene ed è stato esposto anche in minima parte all’aria probabilmente non è mai stato buono fin dall’inizio.
- Il tuo tè proviene da un raccolto tardivo. Non è un segreto: il tè migliore viene dai primi raccolti di fine Aprile - inizio Marzo. Ad ogni modo si può avere tutto l’anno.
- L’hai lasciato troppo in infusione. Dipende dalla varietà, ma in generale non si deve lasciare più di due minuti
- Hai usato troppo tè. Qui è dove si ha più libertà per correzioni. Anche qui dipende dalla varietà ma per il sencha normale è un cucchiaino ogni 250ml d’acqua.
- Non hai usato abbastanza tè, per il Gyokuro è necessario usare almeno il doppio del tè che si mette col sencha.
- Non hai usato acqua buona. Ti serve acqua buona.
- Hai usato un infusore a pallina o un filtro di carta. Il tè verde è compatto, una volta messo in infusione si espande davvero tanto e ha bisogno di molto spazio per aprirsi.
- Hai usato una teiera inglese da 2 litri. Se davvero sai cosa stai facendo è possibile usare una teiera occidentale per fare il tè verde, sarebbe meglio usare una fatta apposta.
- Stai usando tè di qualità scadente. Anche in Giappone la qualità del tè varia considerevolmente di tipo in tipo. Solo perchè il tè viene dal Giappone non significa necessariamente che sia buono.
http://www.o-cha.com/brew.htm
Beh insomma, seguendo quelle indicazioni il tè mi è venuto molto buono. Leggero, molto più verde e piacevole.
Se riesco a capire quanto scaldare l’acqua senza farla bollire e poi raffreddare sono a cavallo
Segnalo anche questo articolo di About.com sui vari tipi di tè verde, molto carino per capire un po’ cosa sono tutti quei nomi: http://japanesefood.about.com/cs/drinksteas/a/greentea.htm
Kathay Love
Sabato sono andata con le bentopazze in via Paolo Sarpi a Milano, il famoso quartiere cinese.
In quella zona ci sono decine e decine di negozi di tutti i generi, la maggioranza sono negozi di abbigliamento e cialtronerie, ma se si presta un po’ di attenzione tra le decine di vetrine tutte uguali e dai simboli sconosciuti si possono scovare vari negozi di alimentari con sugli scaffali cose interessantissime e introvabili nei nostri sciocchi supermercati
Un negozio in particolare però mi ha rapito il cuore: il Kathay.
C’è dentro di tutto, cibo confezionato, verdure, salse, stoviglie, utensili, il paradiso!
La provenienza dei prodotti è principalmente giapponese, ma ce ne sono molti anche cinesi, indiani e altri paesi orientali.
Persa in questo paradiso ho cominciato a riempire il carrellino insieme a Barbara e ho smesso solo per questioni di tempo.. se fossi stata da sola avrei scandagliato tutti gli scaffali e mi sarei comprata metà negozio.. per fortuna che ero in compagnia 
Grazie a Disa/Barbara ora conosco una strada abbastanza corta per arrivarci a piedi dalla stazione Garibaldi, penso proprio che ci tornerò molto presto
prima però devo liberare un po’ di spazio in cucina o mia madre mi sbrana
Ecco una pratica (e contro tutti gli standard web) mappa del percorso da Garibaldi al Kathay, non è lunga come sembra, diciamo che dipende da quanti sacchetti pieni di cibo ti porti dietro
Visualizzazione ingrandita della mappa
Questa sera ho deciso di inaugurare la soba che ho comprato sabato preparando un po’ di zaru soba per me e mio fratello (nonostante sia un piatto principalmente estivo)
A dire il vero non posso proprio chiamarla così in quanto mi manca proprio la cosa principale, lo zaru! Ovvero il piatto di legno/bambù in cui va servita.
Purtroppo non sono riuscita a fare foto (peccato, era molto carina da vedere!), potete trovare foto e informazioni su questo bel blog.
Ormai ho preso l’abitudine di scrivere le ricette che faccio così da migliorarle in futuro, il vantaggio è che così posso tramandarle agli amici e ai curiosi sotto forma di pratico PDF
Ecco qui la ricetta per la zaru soba (o più semplicemente soba fredda)
Al momento mi sto godendo del tè verde cinese nella mia tazza dell’amore con a parte qualche fettina di yokan agli azuki.
Aaaahhh I love Japan.
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