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	<title>IRIA VS the World</title>
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		<title>IRIA VS EXPO Milano 2015</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 18:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Iria]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Avendo pianificato un lungo viaggio in Giappone che includeva il mese di ottobre abbiamo deciso di fiondarci all&#8217;EXPO per vederlo prima che chiudesse. L&#8217;idea iniziale era stata quella di fare il season pass e vederlo con calma lungo i mesi in cui è stato aperto, ma si sa, a volte cause di forza maggiore ci costringono a cambiare i nostri piani, come anche la partenza per il Giappone, ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Sulla carta EXPO è il nostro paradiso: una enorme esposizione in cui è radunato il <strong>cibo di tutto il mondo</strong>. <em>Papille gustative pronte e andiamo alla scoperta, evviva!</em></p>
<p>Nella pratica, invece, si è rivelata un&#8217;esperienza <em>complicata</em>.</p>
<h3>Il parcheggio</h3>
<p>Partendo in auto da Varese ci siamo diretti al fido parcheggio di Lampugnano contando di raggiungere la fiera tramite metro, ma ovviamente il parcheggio era strapieno. Dopo un attimo di sconcerto abbiamo ritentato dirigendoci al parcheggio ufficiale EXPO a &#8220;Rho Fieramilano&#8221;, <a title="Parcheggio EXPO Rho Fieramilano" href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/expo_rho.jpg">minuscolo </a>e strapieno.<br />
Presi dallo sconforto ci siamo diretti verso il parcheggio di Roserio, attraversando l&#8217;ignota e inospitale zona di Baranzate. Il parcheggio a Roserio era completamente vuoto, ma dedicato ai soli autobus e taxi. Dopo una vivace sequela di improperi abbiamo fortunatamente incontrato un vigile gentile, che ci ha indirizzati verso un parcheggio dall&#8217;aria poco ufficiale non troppo distante dal ponte che arriva all&#8217;ingresso di Roserio, <a title="Autosilo in costruzione" href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/expo_autosilo.jpg">sotto un inquietante autosilo in costruzione</a>.</p>
<p>Percorso il ponte ed attraversato il grande parcheggio deserto, dopo quindi circa <strong>un chilometro di saliscendi</strong>, siamo finalmente giunti ai <strong>gate d&#8217;ingresso</strong>.</p>
<h3>Il primo approccio</h3>
<p><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_124010.jpg"><img class="alignright wp-image-244 size-medium" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_124010-300x225.jpg" alt="Gate chiusi a Roserio" width="300" height="225" /></a>Arrivati davanti ai gate sono stati subito evidenti i primi segni di disorganizzazione (se vogliamo ignorare la disposizione, segnalazione e gestione generale dei parcheggi), <strong>su circa 20 gate disponibili solo 2 erano aperti</strong>, costringendoci a fare la prima delle tante <strong>code evitabili</strong> dell&#8217;esposizione.</p>
<p>Il gate somiglia in tutto e per tutto al controllo di polizia di un aeroporto, con tanto di metal detector, scanner per le borse e, grazie agli dei, lo scan del biglietto tramite QR code anche da cellulare (l&#8217;app ufficiale per Android è un piacere da vedere e da usare).</p>
<h3>Tra i padiglioni</h3>
<div id="attachment_255" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_125947-2.jpg"><img class="wp-image-255 size-medium" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_125947-2-300x300.jpg" alt="Panino pastrami e salsa cren" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Panino pastrami e salsa cren del Sultanato dell&#8217;Oman</p></div>
<p>Appena entrati siamo stati attirati dal piccolo padiglione del <strong>Sultanato dell&#8217;Oman</strong>, una costruzione in finta roccia che sarebbe stata benissimo di fianco alla <a title="Valle dei Re Gardaland" href="https://www.youtube.com/watch?v=EVYNLeHwy80" target="_blank">Valle dei Re a Gardaland</a>. Acchiappato un <strong>panino con pastrami e salsa cren</strong> abbiamo fatto un breve giro prima di realizzare che desideravamo da morire il <strong>passaportino da far timbrare nei padiglioni visitati</strong>, venduto solo dall&#8217;altra parte della fiera.<br />
L&#8217;unico modo per muoversi all&#8217;interno dell&#8217;EXPO, che non siano i tuoi piedi, è un autobus chiamato &#8220;<strong>People Mover</strong>&#8221; che gira intorno a tutta l&#8217;area con una cadenza di circa 5-7minuti. L&#8217;autobus va a velocità smodata passando anche in zone palesemente di servizio, in realtà poco carine da mostrare ai visitatori, però è veloce e, se non si fa caso ai dipendenti di EXPO che prendono l&#8217;autobus per farsi un pisolino, è tutto sommato pratico se si devono fare grandi spostamenti all&#8217;interno dell&#8217;area.</p>
<div id="attachment_265" style="width: 258px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_163752-2.jpg"><img class="wp-image-265 size-medium" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_163752-2-248x300.jpg" alt="Passaporto EXPO" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il passaporto EXPO</p></div>
<p>Raggiunto l&#8217;inizio del <strong>Decumano</strong> (il grande stradone coperto che attraversa tutto l&#8217;EXPO) ci appropriamo del passaportino per l&#8217;accettabile cifra di 5€.</p>
<p><em>Let the games begin.</em></p>
<p>I padiglioni più grandi si sono rivelati fin da subito inaccessbili per via delle <strong>lunghissime code</strong>. Riusciremo a visitare solo la <strong>Cina</strong> verso sera con un grandissimo colpo di culo, visto che inspiegabilmente la fila è scomparsa per pochissimi minuti e si è ricreata dietro di noi. Decidiamo quindi di fare un giro tra i padiglioni dei paesi più <em>sfigati</em>, scoprendo, tra un timbro e l&#8217;altro, un sacco di posti fighissimi tra cui le <a title="Isole Vanuato su Wikipedia" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Vanuatu" target="_blank">isole Vanuatu</a>, grazie alla donna sorridente e bellissima al mini-padiglione dedicato.</p>
<p>Gran parte dei padiglioni è architettonicamente spettacolare, un piacere per gli occhi e per il naso. Solo all&#8217;ora di pranzo e cena però, perché in gran parte dei chioschi e ristoranti non viene venduto niente se non agli orari canonici dei pasti. Deludente, visto che si tratta di un&#8217;esposizione dove il cibo è il protagonista.<br />
I pochi aperti, come quello delle patatine fritte fuori dal padiglione del Belgio, vengono presi d&#8217;assalto dalla folla affamata, formando l&#8217;ennesima coda evitabile che ti fa passare la voglia (di vivere).</p>
<div id="attachment_273" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_182120.jpg"><img class="wp-image-273 size-medium" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_182120-300x225.jpg" alt="Vista dai cuscini su cui riposare" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Collasso sui cuscinoni</p></div>
<p>Dopo qualche ora la stanchezza si fa sentire, soprattutto quando hai dormito meno di 4 ore causa sveglia incompatibile con i tuoi soliti orari.</p>
<p>Non mancano le <strong>aree per riposarsi</strong>, i <strong>bar</strong> e i <strong>bagni</strong>, ma l&#8217;esposizione è davvero enorme e se non la si prende con calma, consapevoli che non si riuscirà a vedere nemmeno un quarto di quello che ci si era prefissati, si finirà col <strong>collassare</strong> su qualche cuscinone o seduta diversamente comoda dalla forma bizzarra.</p>
<h3 style="clear: right;">La pappa</h3>
<p>La pappa all&#8217;EXPO è robba seria, e nonostante gran parte dei ristoranti fosse chiuso per la maggior parte del pomeriggio sono riuscita ad assaggiare varie pietanze qui e là:</p>
<ul>
<li>Panino con pastrami e salsa cren al padiglione del Sultanato dell&#8217;Oman</li>
<li>Trdelník, un dolce cilindrico della Repubblica Ceca</li>
<li><em>Uno degli hamburger più buoni che abbia mai mangiato</em> da Eataly</li>
<li>Succo di lime fresco (con menta e zucchero) al padiglione del Vietnam</li>
<li>Succo di frutto di baobab al padiglione del Gambia</li>
<li>Baozi vari cinesi</li>
<li>Una bevanda fantastica chiamata Modar al padiglione Afghanistan</li>
<li>Un dolce speziato africano di non ricordo quale nazione.</li>
<li>Shoyu Ramen per chiudere in bellezza, davanti al padiglione cinese.</li>
</ul>

<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_125947-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_125947-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Panino pastrami e salsa cren (Oman)" /></a>
<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_140832/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_140832-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Trdelník (Repubblica Ceca)" /></a>
<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_151809/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_151809-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Succo di lime (Vietnam)" /></a>
<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_171750/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_171750-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Succo di frutto di baobab (Gambia)" /></a>
<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_172148/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_172148-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Baozi (Cina)" /></a>
<a href='https://www.iria2k.net/iria-vs-expo-milano-2015/img_20150924_174750-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2015/09/IMG_20150924_174750-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Modar (Afghanistan)" /></a>

<h3 style="clear: right;">Servizi e disservizi</h3>
<p>EXPO rimane un&#8217;idea fantastica e affascinante ma con delle problematiche gigantesche dal mio punto di vista.</p>
<p>Innanzitutto l&#8217;area è talmente estesa che è <strong>impossibile visitarla in un giorno solo</strong>, abbiamo probabilmente visto 1/10 di quello che c&#8217;era da vedere nonostante il mio MiBand segnasse 13km percorsi a piedi quel giorno. Non è un lato negativo, più c&#8217;è meglio è.<br />
Muoversi all&#8217;interno dell&#8217;EXPO però è in realtà un incubo. Il <strong>People Mover</strong> gira intorno ai padiglioni ma è <strong>esterno</strong> all&#8217;area, non è un mezzo che si usa costantemente durante la visita, che si svolge principalmente lungo il Decumano. Non sono una gran camminatrice per natura ma sono arrivata a fine serata coi <strong>piedi distrutti, </strong>soprattutto considerando che il parcheggio più vicino che siamo riusciti a trovare distava un chilometro a piedi dall&#8217;uscita.<br />
Una soluzione che avrei apprezzato sarebbe stata far noleggiare ai visitatori dei piccoli mezzi di trasporto, come semplici biciclette o stupidissimi monopattini da usare su una pista apposita. Oppure, per evitare incidenti e responsabilità, far muovere due tram in stile San Francisco al centro del decumano con fermate ogni tot metri, così da fare un mezzo che sia utile ma che abbia anche una funzione <em>turistica</em>.</p>
<p>Un disservizio ridicolo riguarda la <strong>ricarica dei cellulari</strong>. Sul sito e su vari documenti ufficiali viene annunciato con entusiasmo il servizio che permette ai visitatori di ricaricare il proprio cellulare: in pratica nei bar sparsi lungo il Decumano sono presenti delle colonnine con 4 cassettini chiusi a chiave, ogni cassettino contiene un cavo per iPhone e un micro USB. Peccato che le chiavi per questi cassettini vengano giornalmente rubate dai visitatori incivili, quindi è impossibile utilizzare il servizio se non approfittando dei cassettini &#8220;scassinati&#8221; per pochissimi minuti (di certo non in fast-charge) a turno con altre persone disperate col cellulare morto che magari non riescono a ricongiungersi col resto del proprio gruppo e ingenuamente, come noi, contavano su un servizio che veniva dato per garantito.<br />
Inoltre: davvero dei cassettini trasparenti chiusi a chiave in cui abbandonare il proprio cellulare vi sembra l&#8217;idea migliore per ricaricarlo?<br />
Pochi giorni prima della visita ad EXPO sono uscita con degli amici in zona Moscova a Milano, lungo il marciapiede abbiamo trovato una grande panchina circolare con tanti <strong>cavi USB estraibili</strong>, così, sedendosi, chiunque aveva la possibilità di ricaricare quello che voleva per tutto il tempo che voleva. Cosa ci voleva a riempire l&#8217;area dell&#8217;EXPO con panchine simili?<br />
TIM era presente con i suoi stand, perché non affidare a loro il noleggio di batterie esterne da riconsegnare a fine giornata?</p>
<p>Il disservizio peggiore di tutti, se così si può chiamare, è la <strong>gestione delle code</strong>.<br />
Probabilmente non si aspettavano un afflusso così grande di persone, ma alla prima coda da più di un&#8217;ora avrebbero dovuto studiare un metodo più civile per gestire le visite dei grandi padiglioni. L&#8217;app dell&#8217;EXPO è fatta molto bene e per attivare il mio biglietto ho dovuto registrarmi obbligatoriamente, avrebbero potuto far <strong>prenotare</strong> le visite tramite scan di QRcode al padiglione, assegnandoti il primo orario disponibile o facendotelo scegliere tra quelli liberi, con notifiche push direttamente sul telefono come reminder invece di obbligare la gente a stare in piedi in coda come manichini per ore. Siamo nel 2015 cazzo.</p>
<h3 style="clear: right;">L&#8217;albero della vita</h3>
<p>L&#8217;albero della vita mi ha fatto dimenticare tutta la frustrazione per la scarsa organizzazione e, per tutta la sua durata, anche l&#8217;intenso dolore ai piedi.<br />
Il video di seguito è stato realizzato dai creatori dell&#8217;albero ma non ha niente a che vedere con la visione dal vivo. La musica è bellissima, ho avuto la pelle d&#8217;oca tutto il tempo e a tratti l&#8217;ho trovato commovente. Non esagero.<br />
Vale la pena visitare EXPO col biglietto serale anche solo per assistere a questo show.</p>
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<h3>Insomma</h3>
<p>Non posso dire che l&#8217;EXPO sia un&#8217;occasione mancata, ma sicuramente si poteva organizzare meglio. Il visitatore non deve sentirsi frustrato.<br />
La realtà è che vorrei tornare e visitare altri padiglioni armata del mio passaportino finto, ma i problemi che ho elencato rimangono e rendono la visita un <em>tour de force; </em>inoltre se prendessi un altro biglietto sono sicura che i miei piedi mi abbandonerebbero nella notte per andare a suicidarsi.<br />
Ripiegherò su una partita a <a title="Rollercoaster Tycoon su Wikipedia" href="https://en.wikipedia.org/wiki/RollerCoaster_Tycoon" target="_blank">Rollercoaster Tycoon</a> per progettare un parco coi controcazzi e dissipare la mia frustrazione facendo felici i miei piccoli visitatori pixellosi.</p>
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		<title>Je suis Piggy</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 03:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Iria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrollando Facebook all&#8217;impazzata sono stata attirata dal quote con cui The Huffington Post propone questo articolo: He doesn’t love me &#8220;despite my thighs&#8221;. He doesn’t love me &#8220;even though I have a belly&#8221;. He&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scrollando Facebook all&#8217;impazzata sono stata attirata dal quote con cui <a title="Huffington Post on Facebook" href="https://www.facebook.com/HuffingtonPost" target="_blank">The Huffington Post</a> propone <a title="No, I Won't Be Losing Weight for My Wedding" href="http://www.huffingtonpost.com/xojane-/no-i-wont-be-losing-weight-for-my-wedding_b_7043566.html" target="_blank">questo articolo</a>:</p>
<blockquote><p>He doesn’t love me &#8220;despite my thighs&#8221;.<br />
He doesn’t love me &#8220;even though I have a belly&#8221;.<br />
He doesn’t love me &#8220;while waiting for me to become thin&#8221;.<br />
He loves ME.</p></blockquote>
<p>Nell&#8217;articolo una ragazza spiega come mai non ha intenzione di mettersi a dieta in vista del suo matrimonio nonostante sia un barilotto.</p>
<p>Eresia.</p>
<p>Leggo sempre questo tipo di prese di posizione coraggiose con la faccia &#8220;me cojoni&#8221; (aka &#8220;not bad&#8221; di Obama) nutrendo grande stima per gli interessati essendo ben conscia di non essere in grado di pensarla in quel modo, nè ora nè mai.</p>
<p>Ammiro molto chi riesce a vivere fuori dagli standard, davvero. So che non è facile vivere da chiapponi e so ancora meglio che c&#8217;è metà mondo pronto a giudicarti negativamente (eufemismo, la realtà un po&#8217; più cruda è che sono pronti a dirti che <em>devi morire e sparire due metri sotto terra in modo da non proporre il tuo orrido aspetto a nessun essere vivente che non siano vermi e batteri</em>) a prescindere da qualunque forma o colore tu abbia.</p>
<p>Dopo molti (MOLTI) anni buttati in una relazione farcita di amore posticcio spaventosamente simile a quello indicato dalle frasi tra virgolette nella citazione, viene da chiedersi &#8220;Perché stare con qualcuno che non ti piace?&#8221; con la stessa perplessità di quando si ritrova nell&#8217;armadio un vestito, mai messo, comprato per &#8220;quando sarò dimagrita&#8221;: p<em>erché cazzo l&#8217;hai comprato se non ci entravi?</em><br />
Oggi potrei benissimo aver detto io le parole che Huffington Post ha citato, eppure, nonostante la situazione felice (o meglio: sana) in cui vivo attualmente, da parte mia non ritengo assolutamente possibile dire: &#8220;va bene così, vado bene così&#8221;.</p>
<p>Potrei fare un discorso sul fat shaming, di come la società ci impone di essere sode, belle e perfettamente depilate anche mentre ci depiliamo (dai, chi ha mai visto un vero pelo in una pubblicità di prodotti depilatori?), di come sia impossibile trovare vestiti sopra la 46-48 nelle catene di abbigliamento più grandi e spesso non vedere niente sopra la L quando si compra anche solo una semplice T-shirt online, ma sarebbe inutile: qualunque messaggio positivo sull&#8217;accettazione del proprio corpo è seguito da un numero infinito di messaggi negativi da parte di medici improvvisati (leggasi: <em>stronzate</em>) che inneggiano alla salute sbandierando nozioni mediche infondate imparate su riviste come Donna Frustrata e Acido Quotidiano.<br />
Qualunque positività sull&#8217;argomento dunque viene glassata d&#8217;odio e intolleranza. Vivi bene con te stessa? COME OSI. Soffri come tutte quante e rassegnati ad una vita di inadeguatezza! Tu e quelle coscione giganti e butterate che ti ritrovi. Culona inchiavabile che non sei altro.</p>
<p>Dunque, che rimane da dire davanti al racconto di una ragazza che vive bene il suo essere un barilotto d&#8217;amore?</p>
<p><em>Bella pe&#8217; lei</em>.</p>
<p>Alzo le mani.</p>
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		<title>To be or not to be Charlie.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 21:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Iria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>
		<category><![CDATA[Criticare]]></category>
		<category><![CDATA[Gente]]></category>
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		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[In seguito all&#8217;attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo ho assistito ad una preoccupante crisi d&#8217;identità di massa: il pubblico, commosso dalla morte di questo tizio francese di nome Charlie (come Charlie&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito all&#8217;<a title="Attentato Charlie Hebdo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_alla_sede_di_Charlie_Hebdo" target="_blank">attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo</a> ho assistito ad una preoccupante crisi d&#8217;identità di massa: il pubblico, commosso dalla morte di questo tizio francese di nome Charlie (come Charlie Chaplin!) ha deciso di protestare genericamente contro le cose brutte mostrando il messaggio &#8220;Je suis Charlie Hebdo&#8221;.</p>
<p>No dai, magari non è così brutta come la dipingo, nonostante il trend &#8220;<em>cambio il mondo cambiando immagine del profilo</em>&#8221; sia ormai inarrestabile, è possibile qualcuno l&#8217;abbia fatto con cognizione di causa. E&#8217; possibile.</p>
<p>Non sono qui per fare lunghi elenchi inaciditi spiegando a chicchessia i motivi per cui non è Charlie Hebdo, sono qui per chiedermi quello che tutti avrebbero dovuto chiedersi prima di partecipare al delirio virale: &#8220;<em>Sono Charlie Hebdo?</em>&#8220;.<br />
Nope.<br />
Non lo sono, io sono Gloria Tortorella e non riesco mai a portare la bandiera di qualcuno al 100%. C&#8217;è sempre qualcosa che non mi sta bene. Inoltre non conoscevo nemmeno il giornale prima dell&#8217;attentato, ho forse visto qualche vignetta al centro di qualche scandalo ma non avevo idea di chi fossero gli autori né cosa facessero.</p>
<p>Grazie però all&#8217;ignoranza che eventi come questo fanno emergere dal fondo dello stagno, tra razzismo, xenofobia, ignoranza, buonismo, bigottismo e tipiche reazioni da folla urlante, ho realizzato che <strong>non sono</strong> Charlie Hebdo ma bensì <strong>amo</strong> Charlie Hebdo. Triste che io l&#8217;abbia scoperto nel momento in cui è stato ucciso.</p>
<p>Amo la <strong>libertà di poter criticare</strong>. Niente è perfetto e la critica è necessaria per avere un rapporto equilibrato con qualunque cosa: dalla religione, allo schieramento politico, al nuovo smartphone appena uscito. Ho visto gente indignata inneggiare al rispetto, considerando inaccettabili delle vignette in cui viene preso in giro il proprio dio ma allo stesso tempo non battere ciglio davanti alla repressione degli omosessuali in Russia.</p>
<p>People.</p>
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		<title>Elucubrazioni sull&#8217;amicizia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 05:12:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[All&#8217;alba dei trent&#8217;anni mi sono ritrovata, mio malgrado, a dover ragionare sul significato della parola amico. Cos&#8217;è un amico? Di recente ho avuto modo di assistere a distorsioni orrende dei rapporti&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;alba dei trent&#8217;anni mi sono ritrovata, mio malgrado, a dover ragionare sul significato della parola <em>amico</em>.<span id="more-130"></span></p>
<p>Cos&#8217;è un amico?</p>
<p>Di recente ho avuto modo di assistere a distorsioni orrende dei rapporti d&#8217;amicizia vedendoli trasformati in mostruosità egoistiche.</p>
<p>Cosa <em>non è</em> un amico?</p>
<p>I più affermano che un buon amico è qualcuno che <em>c&#8217;è</em> sempre nei momenti importanti. Quello che puoi chiamare ad ogni ora del giorno e della notte e risponderà sempre a prescindere da tutto perché <em>ci tiene</em>. Vince il primo premio quello che <em>si fa vivo</em> chiedendo ossessivamente &#8220;Come stai?&#8221;, quello si che è il simbolo della vera amicizia.</p>
<p>Più che un amico questa gente vuole il call center del 187. E&#8217; egoistico pensare che i nostri amici non abbiano una vita loro, difficoltà loro, e che siano sempre a nostra disposizione quando ci gira il culo, vogliamo fare qualcosa &#8220;con qualcuno&#8221; o abbiamo qualcosa da dire. Scusate, ma non è così che funziona la vita, non volete un amico, volete un maggiordomo.</p>
<p>Troppo spesso mi sono dovuta sorbire le lagne altrui su Facebook a proposito di fantomatici amici che &#8220;se ci tengono si fanno vivi loro&#8221; perché &#8220;i veri amici ci sono sempre&#8221;, lagne che, perdonate la sincerità, sono cazzate utopiche degne di quattordicenni che muovono i primi passi nella società, rosicando perché non sono al centro dell&#8217;attenzione dell&#8217;intero universo. Quando vengono da persone di trent&#8217;anni invece risultano solo patetiche e disgustose.<br />
Fortunatamente questo tipo di pseudo amici prima o poi si eliminerà da solo dalle vostre cerchie, bollandovi probabilmente come un <em>cattivo amico</em> e rivolgendosi a nuove vittime ignare nel momento in cui non soddisfate il loro ego a sufficienza.</p>
<p>Quindi, <strong>cos&#8217;è un amico</strong>?</p>
<p>L&#8217;ultimo anno è stato molto duro per me sul fronte amicizia, ho dovuto mettere in dubbio, se non terminare, amicizie durate anche un decennio. Mi sono resa conto che il valore di un amico si capisce <em>davvero</em> nei momenti critici, non certo in base alla sua disponibilità, ma in base alla sua capacità di comprenderti anche nel caso non condivida le tue scelte.</p>
<p>Ho sempre avuto il pericoloso difetto di affezionarmi alle persone e volergli bene incondizionatamente, questo mi rende un&#8217;amica piuttosto coriacea. Non mi ritengo stupida e sono sicuramente capace di comprendere le ragioni di qualcuno anche nel peggiore dei comportamenti, anche non condividendoli. Puoi tradirmi, maltrattarmi, mentirmi e infamarmi, ma cocciutamente cercherò comunque di capire le tue ragioni, perché se sei un amico ho interesse a comprendere quale sia il problema e risolverlo, se possibile. Prima di farmi gettare la spugna bisogna farmi soffrire molto e molto a lungo. Tristemente alcuni ce l&#8217;hanno fatta.</p>
<p>Di recente ho dato dell&#8217;egoista a un sacco di gente ed ho imparato, mio malgrado, che un egoista non sarà mai un buon amico, anche se può sembrarlo. L&#8217;importante è imparare a riconoscerli presto per limitare i danni, prima che subentri qualunque tipo di fiducia fasulla, perché un egoista, nel momento del bisogno, ti getterà nel fuoco al posto suo senza pensarci due volte.</p>
<p>Ci sono poche persone che posso davvero chiamare <em>amico</em>. Queste persone posso non sentirle per mesi, o anche per anni, ma so che il tempo che passa non cambierà mai il nostro rapporto, anzi, ci permette solo di accumulare più cose da raccontare la prossima volta che ci sentiremo. Non è un amico qualcuno che mi riempie di finti sorrisi e mi usa quando gli è utile, è un amico qualcuno che è contento quando gli dico la verità, per quanto cruda possa essere, una persona con cui ho un rapporto in cui mentire non serve, perché di fondo c&#8217;è una solida base che ci fa sapere, senza bisogno di alcuna dimostrazione o formalità, che di quella persona ti puoi fidare con la certezza che intenzionalmente non ti farebbe mai del male.</p>
<p>Imho eh.</p>
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		<title>Grazie ma no grazie.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 18:59:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera, al telegiornale nazionale, ho visto un servizio che parlava di <a title="Brittany Maynard on Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brittany_Maynard" target="_blank">Brittany Maynard</a> e la sua decisione di togliersi la vita prima di diventare un vegetale a causa di un tumore incurabile al cervello.<br />
Subito dopo il servizio su di lei hanno mandato un&#8217;intervista ad un uomo, bello, curato, elegante e totalmente devoto al signore. Egli ci racconta, con aria illuminata, che ha avuto un tumore, curabile e di come ha trovato la fede grazie a ciò, ribadendo la santità della vita, affermando che è un regalo di Dio che non va buttato. Scusate, in mezzo a tutte queste cazzate religiose forse ci siamo persi la parola importante: <strong>curabile</strong>.</p>
<p>Brittany aveva la mia età, pochissimi giorni di differenza. Era sicura che sarebbe morta a breve e in modo orribile, degenerando velocemente verso uno stato di quasi non umanità, portando con se in un abisso di dolore e agonia tutti i suoi cari. Criticare questa persona per la scelta che ha fatto, nella situazione in cui si trovava, è da egoisti, arroganti e, soprattutto, ignoranti. I <a title="Caso Brittany Maynard, il Vaticano: questa non è morte con dignità" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/brittany-7847f7e7-aded-4e38-bef4-5f4c21716550.html" target="_blank">commenti del Vaticano</a> rientrano in tutte queste categorie. Non dovremmo permetterci di stabilire quanto una persona debba soffrire: tenere in vita qualcuno che soffre e non ha speranza di miglioramento è tortura. Tortura al solo scopo di compiacere i propri dogmi egoistici. Grazie, ma no grazie.</p>
<p>Sono sicura, anche grazie al suo esempio, che se dovessi trovarmi nella sua situazione farei la stessa cosa, che la Chiesa lo voglia o no, che la legge lo permetta o no.</p>
<p><strong><abbr title="Advanced Responsive Video Embedder">ARVE</abbr> Error:</strong> Mode: <code>lazyload</code> is invalid or not supported. Note that you will need the Pro Addon for lazyload modes.</p>
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		<title>You&#8217;re a long way from home, cowboy.</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 16:54:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In occasione del compleanno di mio padre e del nostro imminente viaggio in Giappone siamo tornati a Varese. Fare il viaggio in macchina ti fa capire quanto Roma e Varese&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del compleanno di mio padre e del nostro imminente viaggio in Giappone <img src="https://www.iria2k.net/wp-content/plugins/world-flag/assets/blank.gif" class="flag flag-jp" alt="Japan" title="Japan"> siamo tornati a Varese.</p>
<p>Fare il viaggio in macchina ti fa capire quanto Roma e Varese siano davvero distanti: più o meno 6 ore di macchina, anche 7, se si considerano le soste per pappa, pipì e pupù. Sono così distanti che a Roma è ancora estate e a Varese è pieno autunno.</p>
<p>Ema, il mio ragazzo, afferma che, a quanto pare, appena passato il casello di Melegnano (per chi non è di casa: è la fine dell&#8217;autostrada A1, vuol dire che sei <em>arrivato a Milano</em>) ero già più <strong>contenta</strong>. Questo fa di lui un uomo vigile e scrupoloso, in quanto è riuscito a notare un miglioramento del mio umore nel mezzo di una tempesta di imprecazioni rivolte al traffico sulla tangenziale ovest. Indubbiamente, però, ho apprezzato la familiarità del luogo, il poter finalmente andare da qualche parte sapendo già la strada, soprattutto dopo un paio di mesi di guida per le strade di Roma dove ero costretta a chiedere conferma prima di ogni svolta.</p>
<p>Sono bastati pochi giorni a Varese per ricordarmi perché non ci volessi stare in primo luogo. Capisco che il paragone con Roma sia insostenibile per qualunque città italiana che non sia Milano, ma girare in lungo e in largo il centro alle 23 senza trovare niente di aperto se non il McDonald&#8217;s è stata un&#8217;esperienza triste.</p>
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		<title>When in Rome do as the romans do, or not.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 04:03:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 9 mesi sono stata molto a Roma, non proprio come turista ma come ospite. Una quasi abitante. Quando dico a qualche amico o conoscente che sono a Roma le&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 9 mesi sono stata molto a Roma, non proprio come turista ma come <em>ospite</em>. Una quasi abitante.</p>
<p>Quando dico a qualche amico o conoscente che sono a Roma le esclamazioni che seguono sono sempre colme di entusiasmo, qualcosa di molto simile a: «Che bello!», «Beata te!» o «Wow, Roma!».</p>
<p>Venendo io dalla verde ma triste Varese non posso dare tutti i torti a queste persone, effettivamente spostarsi per un varesino è quasi un traguardo. Delle mie amicizie scolastiche pochissime sono rimaste anche solo in provincia, e chi è rimasto spesso scalpita sognando di stare in un posto <em>migliore</em>, magari all&#8217;estero.<br />
Partendo quindi da un background così tetro, da una città dove lo stile predominante è quello grigio e squadrato dell&#8217;epoca fascista, nonostante sia una grande città e abbia la sua mole di casino e disservizi, Roma è indiscutibilmente da &#8220;W<em>ow!&#8221;.</em></p>
<p>In questi giorni mi è capitato di usare spesso la macchina e di guidare per le selvagge strade romane. Sicuramente avrò infranto il codice della strada più e più volte cercando di capire come affrontare civilmente incroci estremamente creativi grazie anche alla segnaletica a terra in inchiostro simpatico, ma, nonostante lo smarrimento e lo sguardo da <em><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2014/09/sciencedog.jpg">il cane che fa la scienza</a>,</em> ciò che sconvolge di più il mio animo provinciale è invero la quantità infinita di <strong>rovine antiche</strong> sparse per la città, anche nelle zone periferiche dove mai avrei pensato di incontrarne.</p>
<p>Rovine, che apparentemente, i romani vedono come se fossero un semaforo o un lampione.</p>
<p>La prima volta che ho percorso la Togliatti con la mia macchinina mi sono trovata <a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2014/09/togliatti.jpg">un enorme acquedotto di traverso</a> e sono rimasta interdetta, ho pensato: «Ma&#8230; devo passarci sotto? P-posso? Così vicino? Non è tipo <strong>sacro</strong>?» rosicando tantissimo perchè avrei voluto inchiodare e fargli una foto. Non so voi, ma nella mia testa le rovine antiche sono sempre state qualcosa di fragile da preservare, un tesoro da cui spennellare via la polvere e recintare per tenere via i vandali e i turisti troppo espansivi. Questo invece se ne stava lì, in mezzo alla strada, come se niente fosse, come se facesse parte della città.</p>
<p>Oh, wait.</p>
<p>Ok, sono provinciale, lo sanno tutti ormai, d&#8217;altronde giro nella capitale con una macchina targata &#8220;VA&#8221;.</p>
<p>Però permettetemi: quando passeggi in un parco pubblico e dietro ai cespugli ti appare questa vista, un po&#8217; di sgomento è d&#8217;obbligo, anche se ti trovi al Parco degli Acquedotti e un pochino un acquedotto te lo potevi aspettare.</p>
<p><a href="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2014/09/acquedotti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-74" src="http://www.iria2k.net/wp-content/uploads/2014/09/acquedotti.jpg" alt="Parco degli acquedotti" width="1200" height="691" /></a></p>
<p><em>Ci si può avvicinare, anche toccarlo! OMG!</em></p>
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		<title>ALS Ice Bucket Challenge</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 21:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Iria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo questo agosto di ghiaccio e fuoco ormai tutti sanno cos&#8217;è l&#8217;Ice Bucket Challenge. A seguito dell&#8217;iniziale ondata di video di celebrità americane la &#8220;sfida&#8221; è rimbalzata anche tra i VIP italiani,&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo questo agosto di ghiaccio e fuoco ormai tutti sanno cos&#8217;è l&#8217;<a title="Ice Bucket Challenge su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ice_Bucket_Challenge" target="_blank">Ice Bucket Challenge</a>. A seguito dell&#8217;iniziale ondata di video di celebrità americane la &#8220;sfida&#8221; è rimbalzata anche tra i VIP italiani, attirando quindi l&#8217;attenzione dei telegiornali nazionali, sempre ghiotti di goliardia internettiana da ridicolizzare, finendo un po&#8217; sulla bocca di tutti.</p>
<p>Tutti sanno cos&#8217;è l&#8217;Ice Bucket Challenge. Vero?</p>
<p><em>Mia tröp</em> &#8211; mica tanto.</p>
<p>Ho circa 250 persone nel mio newsfeed di Facebook, ma nonostante il campione ristretto sono riuscita a vedere un coloratissimo arcobaleno di stronzate a riguardo.</p>
<p>Personalmente ho partecipato con il mio video stupidino grazie al tag del mio amico Diego, e sono molto contenta di averlo fatto per i seguenti motivi:</p>
<ul>
<li>Ho passato un po&#8217; di tempo con mia madre studiando il modo migliore di farmi sto benedetto video senza sembrare una marionetta controluce. La mamma non vedeva l&#8217;ora di rovesciarmi un secchio d&#8217;acqua gelida in testa dopo averla fatta aspettare appollaiata su un muretto mentre blateravo e ci siamo divertite entrambe.</li>
<li>Ho fatto ridere un po&#8217; di amici postandolo su Youtube e Facebook: priceless.</li>
<li>Aggiungendo il mio video al mucchio ho fatto sì che si parlasse di una malattia orribile, che nessuno augurerebbe mai nemmeno al suo peggior nemico, la <a title="SLA su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sclerosi_laterale_amiotrofica" target="_blank">SLA</a>.</li>
</ul>
<p>A questo punto la domanda che viene fatta dai più chiusi di mente è: «Sì, ma hai donato?»<br />
Sì, ho donato. Capra.</p>
<p>Immaginiamo una bilancia: da una parte ci sono i miei 10€ donati in sordina nel buio della mia cameretta, dall&#8217;altra milioni di video concatenati che tra una secchiata e l&#8217;altra veicolano il messaggio &#8220;La SLA è una malattia orribile, informati, parlane e dona per la ricerca.&#8221; attraversando nazioni e ceti sociali di ogni genere. Cosa vale di più? Ovviamente i video, come testimoniano i risultati della campagna: la <a title="ALSA" href="http://www.alsa.org/" target="_blank">ALS Association</a> ha recentemente fatto <a href="http://www.alsa.org/news/media/press-releases/ice-bucket-challenge-082914.html" target="_blank">un post di ringraziamento</a> per il raggiungimento di 100 milioni di dollari di donazioni in 30 giorni rispetto ai 2.8 milioni nello stesso periodo dell&#8217;anno precedente.</p>
<p>Centomilioni.</p>
<p>In da face.</p>
<p>Non possiamo pretendere che tutti abbiano nozioni di marketing e capiscano il valore della pubblicità, soprattutto quando si parla di video virali su internet, i meno avvezzi potrebbero trovarsi in difficoltà a comprendere cosa stia accadendo e potrebbero focalizzarsi solo sul vile denaro ritenendo superfluo tutto il resto. A queste persone do il benvenuto nel mondo moderno, chiamato <em>era della comunicazione</em>, e senza pretendere alcuno sforzo che va oltre le loro capacità bucoliche li invito a badare solamente al risultato finale: 100milioni di donazioni in 30 giorni solo negli USA, l&#8217;intero mondo informatizzato ora sa che la SLA esiste, molti malati non si sentono più soli e abbandonati.</p>
<p>Nonostante il risultato incredibile dobbiamo comunque sorbirci:</p>
<ul>
<li>Chi caga il cazzo per lo <em>spreco d&#8217;acqua</em>, sputacchiando spocchiosamente parole come A<em>frica</em>, <em>siccità</em> e <em>bene prezioso</em>, quando magari loro abitano nelle prealpi, dove piove tutta l&#8217;estate e c&#8217;è più acqua che ad Atlantide. Questo argomento meriterebbe una parentesi tutta sua, ma a costo di ribadire l&#8217;ovvio mi limiterò a dire: l&#8217;acqua non manca certo ovunque, e non è che versando un secchio d&#8217;acqua a Toronto la tolgo ad un bambino nel corno d&#8217;Africa. Se proprio vogliamo <em>fare qualcosa</em>, è possibile donare ad una delle svariate organizzazioni impegnate a costruire pozzi nelle zone bisognose come <a title="Charity: water" href="http://www.charitywater.org/" target="_blank">Charity: water</a>.</li>
<li>Chi caga il cazzo perchè &#8220;tanto avrebbe donato lo stesso&#8221;, e a questo punto viene da chiedersi se fanno donazioni perché vogliono davvero aiutare o è solo per fare gli hipster e bullarsi con la coscienza pulita. Io stessa, se non fossi stata investita dal treno di video dell&#8217;Ice Bucket Challenge da gente che stimo come Bill Gates, Dave Grohl o Jack Black non mi sarei mai cagata la SLA, come non mi cago moltissime altre malattie finché non ci ho a che fare direttamente. Inutile negarlo.</li>
<li>Chi caga il cazzo perchè <a title="Steve O caga il cazzo" href="http://wgrd.com/steve-o-calls-out-celebrities-for-their-ice-bucket-challenges/" target="_blank">alcuni VIP non citano le donazioni e spesso nemmeno la SLA nei loro video</a>, anche se in realtà grazie alla mole gigantesca di partecipanti attirati da questi stessi VIP sappiamo tutti di che si tratta.</li>
<li>Chi caga il cazzo perchè <a href="http://www.corriere.it/cronache/14_agosto_25/littizzetto-ecco-100-euro-la-sla-rete-ridicolo-si-vergogni-4d6fd1f0-2c28-11e4-9952-cb46fab97a50.shtml" target="_blank">Luciana Littizzetto ha donato solo 100€</a>, quando 100€ sono meglio di zero e dovremmo apprezzare almeno il gesto di aver prestato la propria immagine, che vale molto di più.</li>
<li>Chi caga il cazzo perchè finanziare la ricerca significa finanziare la <em>vivisezione</em>, parolone disumano che indigna il popolo ma che in realtà è usato a sproposito, in quanto al massimo si può parlare di <a title="Sperimentazione Animale su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sperimentazione_animale" target="_blank">sperimentazione animale</a>.</li>
<li>Chi caga il cazzo perchè è di moda, e in quanto moda va subito creata una moda che va cinicamente in controtendenza, creando a sua volta una tendenza.</li>
</ul>
<p>Godiamoci comunque questo momento, a breve arriverà il prossimo <em>Harlem Shake</em> e tutti si dimenticheranno dell&#8217;Ice Bucket Challenge, della SLA e di tutto stocazzo.</p>
<p>Ed ora splash:</p>
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